Senza la base, scordatevi le altezze

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“Senza la base, scordatevi le altezze”.

E’ uno slogan che gira da qualche tempo in rete e a me è sembrato adatto per la Cappella delle Reliquie che, dalla sua posizione sotterranea, senza dare nell’occhio, costituisce le fondamenta della Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino. Non si tratta di un riferimento solo architettonico, quello delle fondamenta, quanto piuttosto la risposta ad una Volontà. Come a dire che per arrivare in alto, per sperimentare le “altezze”, per essere “originali” bisogna desiderare di partire dal basso. Si, perché scevra dall’accezione di stravaganza ed estrosità che la parola ‘originale’ ha assunto in tempi moderni, essa a che fare con l’origine. Ed è proprio dove adesso c’è la Cappella delle Reliquie che tutto ebbe origine per don Bosco. Infatti, appena discesa la scala, che dalla navata laterale conduce alla Cappella, ci si trova di fronte l’altare dell’Apparizione che ricorda la visione avuta da don Bosco nel 1845 durante la quale la Vergine gli indicò il luogo del martirio dei tre soldati romani, Solutore, Avventore ed Ottavio. In quel punto esatto -non altrove, come don Bosco aveva architettato-, per volere di Maria, sarebbe sorta la Basilica. Don Bosco così ci racconta: «Mi sembrò di trovarmi in una gran pianura piena di una quantità sterminata di giovani (…). Erano giovani abbandonati dai parenti e corrotti. Io stava per allontanarmi di là, quando mi vidi accanto una Signora che mi disse: “In questo luogo dove i gloriosi martiri di Torino soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo”. Così dicendo, avanzava un piede posandolo sul luogo dove avvenne il martirio e me lo indicò con precisione» (MB 2, 298-299).

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La Cappella delle Reliquie, dunque, lancia un messaggio da decifrare: solo in virtù di radici profonde che affondano le proprie assi nell’origine -in quella conclamata immagine e somiglianza– si può intraprendere un cammino verso la luce e innalzarsi, per meglio comprendere il sogno che Dio ha per ciascuno dei suoi figli. Più una pianta cresce verso l’alto, più è costretta ad allargare, sottoterra, le sue radici. Questa legge che regola la natura, sembra regolare anche il cuore dell’uomo. Nella Cappella sono contenute più di tremila reliquie, suddivise nei vari altari, che raccontano la vita di tanti uomini che hanno affondato le radici del proprio cuore nel sogno di Dio, fissando gli abissi del cielo, alimentandosi di Lui per far crescere il desiderio di luce dentro di sé. Essi hanno abitato la vita così: cittadini e stranieri, custodi dei giorni e pellegrini dell’assoluto, attenti ad un mondo colmo di voci e di annunci, verso un cielo interiore popolato di paure e di ostacoli, ma anche di attese traboccanti di Paradiso. Santa Teresa d’Avila diceva: “Tutta la strada per il Paradiso è già Paradiso”. Questo è l’essere santi: percorrere le vie del cielo in terra, partendo da sottoterra, attingendo a quell’humus fertile delle origini, dell’origine. Questo movimento, dal basso verso l’alto, nella Basilica di Maria Ausiliatrice è manifesto: la Cappella delle Reliquie e la Cupola sono invisibilmente collegate tra di loro da quella pace che si respira non appena si varca il suo sagrato. Le Reliquie sono lì per spalancare il cuore del pellegrino, per ricordargli da dove proviene, per rammentargli la Misericordia del Padre, che ha permeato tutte le epoche e gli eventi della storia, e che, in tutti i cuori che si sono aperti e, ancor oggi, si aprono alla Sua azione, attraverso la mediazione di Maria, Egli continua a scrivere la storia della salvezza. Non dunque una venerazione di corpi morti, ma la fedeltà ad una memoria viva che tutta insieme intercede dal cielo per l’uomo pellegrino sulla terra, instillandogli tacitamente nel cuore un santo desiderio di imitazione. Non sorprenda, allora, che cripta e cupola siano legate anche da una parola: «oltre». Oltre l’apparente sconfitta della morte, c’è il cielo. Coloro che hanno lasciato traccia sulla terra della loro fede, ci attendono lassù, e da quelle terrazze di nuvole rosa dipinte sulla Cupola, ci mostrano il loro glorioso trionfo. Chi muore con Cristo, con Lui vive e la morte non ha più potere su di lui (cfr. Rm 6, 8-9). Le reliquie offrono un cammino concreto verso il riferimento assoluto che è Gesù di Nazareth e la sua Risurrezione. Ogni cristiano, infatti, nella realtà e nella concretezza della sua propria situazione, è chiamato a incarnare l’universale figura di Cristo e a fare proprio, secondo la specifica vocazione, il motto salesiano: «Da mihi animas, cetera tolle», la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Ecco perchè l’altare principale della Cappella è quello dedicato alla Passione di Nostro Signore, che custodisce le reliquie del santo legno della Croce e del Sangue di Gesù -l’una d’argento in forma di croce, l’altra ovale d’argento dorato, entrambe posate sullo sfondo d’alabastro della gran croce che domina l’altare-: per rammentarci che la storia tutta ha una direzione che non si smarrisce nel labirinto delle lacrime, del sangue, delle sconfitte e dei fallimenti. Va oltre. Perfino oltre la morte.

Una voce e una visione sussurrarono a don Bosco di un oltre, di un sogno grande che voleva abbracciare la sua vita: «Tu comprenderai ogni cosa quando cogli occhi tuoi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi cogli occhi della mente». Era la voce di Maria: Auxilium Christianorum. La donna che con il suo si incondizionato al sogno di Dio per lei è entrata nei sogni di don Bosco e di tanti santi che, come lui, ci aspettano tutti in Paradiso.

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foto e testi di Elettra Ferrigno ©️

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