il Maestro e (la) margherita

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sono le quattro e trenta di un martedì notte, è quasi l’alba. all’orizzonte la nostalgia diventa consistente foschia. la nebbia si specchia sulla superficie del lago, velando il panorama di casupole e capanne nella riva opposta del lago. di nuovo la curva malinconica del ciglio del lago di Tiberiade, di nuovo il rumore fragoroso di passi decisi sui ciottoli umidi. di nuovo un’apparizione del Risorto. l’ultima, quella definitiva, quella che stabilisce l’incontro, la scelta, la sequela. quella che sigilla l’Amore. e Pietro era lì, margherita tra le margherite, fedele al suo cespuglio, ligio al suo gambo, perso negli anfratti della sua quotidianità e della terra nera e odorosa. l’Amore ci si parò dinanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra (Michail Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”).

a fuoco, nella retina del Maestro c’è solo quella margherita adesso (“tu sei Pietro”, cfr. Mt 16, 18a), la guarda col Suo sguardo delle ore di più forte miracolo e impero. si china, la recide dal cespuglio. con delicatezza la sfrega tra le sue dita, la annusa. tutto ciò ch’era suo, da quel momento, non sarà più suo.

il Maestro staccò via il primo petalo… 

«Simone di Giovanni, mi ami più di costoro?»

di più di tuo padre, di tua madre, dei tuoi figli, dei tuoi amici (cfr. Mt 10, 37). di questi arnesi con i quali ti procuri il cibo. delle tue passioni. dei tuo hobby. e nel tempo che ci mise a rispondere altri due petali caddero giù…

«Certo, Signore! Tu lo sai che ti voglio bene», rispose Pietro sicuro, come a dire: «E’ affar tuo, lo sai tu, hai profetato tu sul mio rinnegamento, saprai anche se e quanto ti voglio bene!»

l’Amore assoluto che si scontra con l’amore prudente, che non si sente degno, che manca di coraggio, che ha paura di impegnarsi troppo. e per una strana e imperscrutabile- sembrerebbe- ironia, il Maestro cosa gli dice?

«Pasci i miei agnelli»,  tu che vuoi primeggiare, tu che emergi sugli altri, ricomincia dai più piccoli, dagli agnelli, “te ne affido la cura”. dalla pesca alla pastura il salto non è brevissimo. un altro petalo, intanto, cade giù.

«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?», non c’è più nessun termine di paragone, gli idoli sono crollati, è di nuovo Amore assoluto, quello che non regge a nessun confronto, che supera ogni frontiera.

«Certo, Signore, tu lo sai che ti sono amico», un filo di voce tremante quella di Pietro che non corrisponde certamente al tono rassicurante e baldanzoso della risposta. quando ci si sente incapaci di amare, si fa in fretta a sostituire la parola ‘amore’ con la parola ‘amicizia’. quando ci si sente incapaci di amare (ci) si illude.

«Pascola le mie pecore», dedica la tua vita agli altri, vivi una vita di servizio, di piedi da lavare, di sacche e tuniche da lasciare.

«Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?», abbassa il tiro il Maestro, propone un amore a misura dell’interlocutore. che poi si sa, chi ama davvero non può chiedere all’amato di dare più di ciò che è nelle sue capacità e facoltà. l’Amore che si abbassa alle esigenze dell’amore. che accompagna invece che condannare. fino a che l’ultimo petalo sarà caduto. si adagerà a terra senza fare rumore. la feconderà, come quel chicco di grano che, solo morendo, produce molto frutto (cfr. Gv 12, 24).

tre domande per cancellare definitivamente il triplice rinnegamento. tre domande per suggellare un patto. tre domande per essere riammessi, riabilitati ad amare. forse il desiderio di amore è già amore.

di quella margherita rimase la corolla. ne rimase il cuore. tutto il resto era in più, perchè per amare e per amare davvero, bisogna spogliarsi di tutto e lasciare -scoperto- solo il cuore. per amare davvero bisogna morire a sè stessi e risuscitare nell’Altro.

Così si segue Cristo, imparando la Sua vita.

siamo figli amati con tutto l’Amore che Egli ha!

« Seguimi, lettore! Sia recisa la lingua infame al mentitore che ha negato l’esistenza di un amore autentico, fedele ed eterno sulla terra! »

Michail Afanas’evič Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”

 

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