Storia di una capinera

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questa é la storia di Bet, piccola pecora nera di un villaggio a ovest della Palestina. Bet in realtà aveva un pelo riccioluto e lanuginoso di colore bianco; aveva però sul capo una macchia di colore nero. questo dettaglio fu in grado di compromettere tutta la sua vita: si sentiva diversa dai componenti della sua famiglia, dai suoi amici, dal suo gregge; durante i pascoli e le traversate, quei riccioli neri sulla testa la rendevano riconoscibile giá a chilometri di distanza. in più, durante la tosatura, i pastori, per non compromettere la qualità della lana bianca, la mettevano in disparte o addirittura la escludevano, così mentre le altre pecore si sentivano pregiate, lei sviluppò un complesso di inferiorità che la faceva sentire una buona a nulla. Bet cominciò ad essere triste e sconsolata, si turò le orecchie ai richiami dei pastori- mercenari e omicidi- e cominciò a percorrere sentieri diversi rispetto a quelli del suo gregge, finché nell’allontanarsi da esso, si smarrì. la prima notte fuori dall’ovile fu terrificante per Bet, lontana dal calore del suo gregge e senza nessun portinaio a sorvegliare sul suo sonno, esposto così agli attacchi dei lupi o al rapimento da parte di qualche beduino. non chiuse occhio. mendicò tutta la notte, buttando avanti a stento le sue zampe tremanti, cercando qualche cespuglio spinoso per potersi nascondere e stare al sicuro. poi un sussulto nel cuore della notte…

«Bet, Bet!»

Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni (cfr. Is 43, 1)

una voce tuonante, ferma, ma dolce e calda irruppe in quell’angoscia. Bet riconobbe quella voce, era parte di lei perché era a somiglianza di lei, inserita per predestinazione nelle bobine del suo cuore. un nastro che per molto tempo era rimasto inceppato, in pausa, cominciò a scorrere sul rullo della sua esistenza. play. mica niente la voce. dalla voce ricostruisci il volto, la fisionomia di una persona, il suo stato d’animo. riprendi una storia, riapri un’attesa, una speranza. prima arriva la voce, la Parola, poi sopraggiunge il volto. il Volto che Bet stava cercando, un grido muto dal profondo del suo cuore (cfr. Sal 129). un Volto che illuminasse la notte della sua vita.

«Chi sei?»

«Sono il Buon Pastore, quello Vero, sono venuto per riportarti a casa. Sei mia, Bet, come Io sono del Padre. Io ti conosco.»

«Son qui, Ti ascolto.»

“Ti ascolto”, voce del verbo credere. “Io ti conosco”, voce del verbo amare. In principio, infatti, era il Verbo…

Parola che squarcia la tenebra, voce che penetra ogni abisso, che attraversa le distanze e si ritrova cosí: cuore a cuore. ci sono voci emesse dalle vibrazioni di corde vocali, e poi ci sono voci che escono direttamente dalla vibrazione del cuore. dal timbro le riconosci.

Bet entrò in quella vibrazione perché quelle vibrazioni avevano toccato le corde più scoperte del suo cuore. quel dialogo divenne un’unica oscillazione. un unico battito. una cosa sola. un’unica vita. eterna. Bet ebbe la visione di un pascolo verdeggiante e rigoglioso, un’erba sempre verde e sempre viva: aveva ritrovato ciò che pensava di aver perso, anche se in realtà fu proprio il Buon Pastore a cercarla e a salvare ciò che era perduto (cfr. Lc 19, 10). Bet aveva creduto, Lui l’aveva amata con combattiva e disarmante tenerezza. l’amore che risponde all’Amore. solo il Vero Pastore fa così: vuol fondersi col suo gregge per dilatarne l’esistenza e farne l’unico vero santuario. Agnello immolato, dona la Sua Vita e il Suo Sangue perché il gregge viva una Vita come la Sua, e ogni pecora diventi anche un po’ pastore: voce nei silenzi, luce nell’oscurità delle vite smarrite. in un tempo senza fine. eterno presente di pienezza e di salute. da quella pienezza- il pleroma- ogni credente riceve costantemente grazia su grazia, ogni bisogno é colmato ed esaurito abbondantemente.

«Pastore Buono, cosa ne sarà di questo ciuffo nero sulla mia testa?»

«Non temere, Bet. Ti ho predestinato ad essere così, ti ho chiamato, ti ho giustificato e ti ho glorificato (cfr. Rm 8, 29-30). Seguimi, io ti conduco per un giusto sentiero, ti guido ad acque tranquille, potrai riposare su pascoli erbosi (cfr. Sal 22). sono venuto per valorizzare la tua vita. cosa potranno farti il lupo, il ladro, il brigante?  non potranno rapirti, opprimerti, ucciderti. nessuno potrà strapparti dalla mia mano (cfr. Gv 10, 28)»

Verbo del Padre, mano di Dio. Mano in quanto opera, creazione…

Dopo la Parola, lo sguardo, il soffio, Dio ci mette sempre le mani. Il Verbo si fa carne e diventa mano. mano che rialza, mano che guarisce, mano che lava, mano che si fa inchiodare. mano che custodisce. la comunicazione diventa Azione e acquista un senso pieno, compiuto. la comunione diventa Unione intima: Io sono una cosa col Padre, tu sei Uno con me. 

Il Pastore dice a Bet: “Sei la mia opera d’arte, ti ho dipinto Io nel grembo di tua madre; sei frutto delle mie mani, qui ti tengo, il Padre ha affidato a me la tua custodia e per te ho dato la mia vita”.

Bet respirò a pieni polmoni, uno sguardo veloce al sole che stava per nascere e poi si incamminò, decisa ad infilare le sue zampe nelle orme del Buon Pastore. no, Lui non lascerà vacillare il suo piede. La aspettava un ovile, un gregge, una buona pastura. Lui veglierà su di lei, quando uscirà e quando entrerà. Il ciuffo nero adesso era la sua corona di gloria.

Perché la gloria che il Padre ha dato al Figlio, il Figlio l’ha data a noi, perché siamo una cosa sola. il Figlio in noi, e il Padre nel Figlio (cfr. Gv 17, 22-23).

Elettra

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6 pensieri su “Storia di una capinera

    1. senza parlarci ne hai colto il senso. quando ho scelto questo nome ho pensato al suo significato in inglese. noi, scommessa di Dio, PIU’ che vincitori in virtù del Suo Amore.

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  1. Bello, bello, bello!!!!!! Nessuno ci può strappare dalle mani del Buon PASTORE.
    Post meraviglioso, di quelli che piacciono a me. Grazie per essere passata da me dandomi l’opportunità di sapere che ci sono “piccoli spazi di contemplazione”

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