Quel Giuda che è in noi…

giuda

In così tanti anni di vita, e in così pochi di conversione, non mi è mai successo di identificarmi con Giuda, IL TRADITORE! Anzi, sembra quasi che il solo sentir pronunciare il suo nome mi abbia, finora, dato un certo fastidio. Come nei film in fondo, quando senza una ragione, la nostra emotività ci porta a schierarci quasi sempre dalla parte del protagonista debole, ad interiorizzare talmente tanto la sua condizione da cominciare ad odiare l’antagonista- il cattivo- e a fomentare un tifo scellerato per il buono sperando fino all’ultimo secondo in un cambio di scena, in un lieto finale. Non accade diversamente quando, ascoltando dal pulpito ciò che ha fatto Giuda nei confronti di Gesù, si prova un’istintiva reazione di riprovazione e di condanna. Lo stesso Gesù dice chiaramente “meglio per quell’uomo se non fosse mai nato” (Mt, 26, 24).

Ma chi è questo Giuda?

Coetaneo di Gesù, nacque nel villaggio di Cheriot, poco distante da Betlemme; crebbero entrambi, finchè sullo spartiacque, un bel giorno di sole, i passi di entrambi si incrociarono su una stessa strada e Gesù arruolò Giuda nel numero dei suoi Apostoli. Perchè lo ha scelto? Perchè lui? Giuda era l’unico giudeo fra tutti gli Apostoli ed era risaputo che i giudei, per la loro cultura, erano abili amministratori più dei galilei, e dunque a lui fu consegnata la “borsa” degli Apostoli. A lui Gesù diede la Sua fiducia come amministratore. Fece di Giuda il suo tesoriere. E’ innegabile che per questa sua naturale inclinazione, Giuda avrebbe svolto in modo impeccabile il compito assegnatogli dal Maestro.

Giuda, per sua natura, era però avaro; e questa avarizia raggiunse il suo culmine nella casa di Simone, quando indignandosi con la peccatrice per quello spreco di unguento, mascherò la sua avarizia e la sua ira sotto una finta carità: “Perchè non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?” (Gv 12, 6). Già in quella occasione il Vangelo ci dice: Giuda Iscariota, che stava per tradirlo… (cfr. Gv 12, 4) e ancora: non gli importava dei poveri, era un ladro (cfr. Gv 12, 6). In due versetti un ritratto scottante di questo uomo, avaro e pure ladro!!! La domanda sorge spontanea: perchè Gesù ha scelto un uomo così? La risposta è semplice e misteriosa: da sempre Gesù sceglie uomini e donne e li chiama alla sua sequela rispettando le naturali inclinazioni, col desiderio di preservarli dall’alienazione e dall’apostasia, non trascurando che le tentazioni della vita derivano il più delle volte da ciò cui siamo maggiormente inclini. Gesù ci tratta da amici, e anche Giuda è stato trattato da amico (cfr Mt 26,50), però, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forza le volontà né le premunisce dalle tentazioni di Satana, rispettando sempre la nostra libertà.

SONO FORSE IO?

Quella domanda che tutti gli Apostoli fecero a Gesù -perchè nessuna coscienza è pura davanti a Dio- a tavola, nell’intimità di quell’appartamento al primo piano, e che anche Giuda fece, solo alla fine, è la stessa domanda che risuona forte nella mia testa e nel mio cuore alla fine della mia giornata! Sono forse io Signore, che sto per tradirti? Che ti tradisco? Che continuerò a farlo? Perchè dovrei scandalizzarmi di un uomo come Giuda?! Lui in fondo non ha nulla di diverso rispetto a me. Lui è solo il nome della parte oscura della mia anima, quella debole e quindi più soggetta all’ingresso di Satana che ogni giorno mette anche nel mio cuore il desiderio di tradire, quella più predisposta alle cadute, forse quella parte che Gesù ci raccomanda di tenere sotto controllo: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (cfr. Mt 26, 40-41). Il verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi (cfr. Rm 8,32). Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo.

SONO FORSE IO?

Si! Giuda sono io, tutte le volte che ho abbandonato il Corpo di Cristo, la Sua Chiesa, non per una ragione, ma per qualcosa. Ognuno ha le sue concupiscenze: orgoglio, superbia, ricchezza, avarizia, carnalità. Qualcosa, si. Oppure tutte queste cose messe insieme. 

Giuda sono io, perchè Lo conosco, e con gesti piccoli e apparentemente insignificanti come il bacio su quel Pane che mi ha lasciato in eredità, Lo consegno al silenzio quando dovrei far da difensore, Lo consegno alla paura di essere ridicolizzata quando invece c’è da gridare la Verità, Lo consegno alla critica quando dovrei invece testimoniare, Lo consegno al mio fare spallucce quando invece dovrei giungere le mie mani nella preghiera. 

Lasciate che in questo giovedì Santo, io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, che ognuno di noi ha dentro di sè. Lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io Gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarlo «amico». Perché la Pasqua è questa parola, detta a un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi.

Nella canzone “Penelope” Lorenzo Jovanotti dice: e Giuda non si è mai capito bene se quel bacio fu un tradimento o la più grande fedeltà. 

Poi Giuda si impiccò perchè si pentì, ma si pentì di sé stesso, e non di avere offeso il suo Amico. Ma questa è tutta un’altra storia.

 

Elettra

 

 

 

 

 

 

 

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