Il deserto è un cantiere

deserto

Dal greco canthélios “asino da soma”, in latino cantherius, “bestia da soma”, e metaforicamente, struttura di sostegno.

Nei cantieri si scava, si ripara, si demolisce, si ristruttura. E’ lavoro di braccia, ed è lavoro di testa. C’è bisogno di braccia forti, e di menti sopraffine.

Nei cantieri si lavora, si suda, si combatte, si distrugge per ricreare: le crepe di una costruzione devono essere riparate, alcune pareti devono essere abbattute, altre tinteggiate, conservare ciò che è buono, revisionare gli impianti  e rendere tutto efficacemente funzionante. è molto importante verificare tutto a partire dalle fondamenta. le fondamenta non si vedono, non balzano all’occhio, nessuno le nota, eppure sono la parte più importante della casa. esse ne determinano la stabilità. l’attenzione non è richiamata sulla bellezza o sulla grandezza della costruzione, ma sulle fondamenta. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”. (Matteo 7, 25-27)

Mi piace sottolineare la radicalità di un cantiere che viene allestito: o la casa rimane saldamente al suo posto oppure crolla in mille pezzi.

Tempo fissato: 40 giorni. poi tutto deve essere nuovo, tutto deve odorare di nuovo. forse alla fine dei lavori la fisionomia della casa non cambierà molto, ma cambierà il modo di abitarla, di viverla, di arredarla.

Tempo fissato: 40 giorni. ma quel cantiere è il luogo che si sta rendendo migliore perchè è il posto in cui bisognerà abitare per tutta la vita.

In ogni cantiere ogni suono diventa sordo, tutto è amplificato. Il rumore degli attrezzi rimbomba, ogni voce risulta spettrale.

C’è un Uomo che i cantieri li conosce bene, è sempre in giro ad effettuare sopralluoghi. Per primo ne ha inaugurato uno, sperimentandone l’estensione, la portata, la collocazione. Figlio di un abile carpentiere, sin da piccolo ha avuto dimestichezza con gli attrezzi del mestiere. Dall’officina del padre- passando per il Giordano- al cantiere aperto, il passaggio sembra essere breve. Giusto il tempo di farsi condurre lì, di farsi guidare -“era guidato dallo Spirito nel deserto” (Luca 4, 1)- da un direttore dei lavori silenzioso ma efficientissimo!

Lui– maestro sapiente, maestro paziente, maestro autorevole, maestro polemico, maestro profetico, maestro supremo- il CapoMastro, si è fidato del progetto. lo ha condiviso perchè ha riposto tutta la Sua fiducia nel Progettista, Sapiente architetto e  invidiabile Creativo.

P come progettista. P come Padre. E’ stato Lui a progettare tutto in termini di maestranze, tecnologie, materiali, mezzi ed attrezzature da utilizzare. l’affidamento dei lavori è avvenuto – a discapito di faldoni e di fogli arrotolati- mediante La Parola.

Deciso a contemplare le nostre rovine, ad intraprendere un viaggio nella nostra storia -troppo ricca, troppo molteplice, troppo profonda – e a fare esperienza del nostro tempo -finito- dentro al Suo tempo -eterno- si presentò in cantiere senza caschetto, nè scarpe antinfortunistica. e con lo stomaco vuoto. con la bocca piena solo di Parola. perchè quella Parola era troppo chiara, era troppo viva e vera, e rimbombava troppo forte tra i muri del cantiere per ridursi al misero segno di pietra che ne emerse: “Di’ a questa pietra che diventi pane”.

Si presentò in cantiere accettando di collaborare (tentato dal diavolo) con un impresario che gli avrebbe dato del filo (di ferro) da torcere!

Che avrebbe voluto dominarlo, promettendo mazzette e cemento depotenziato, instillando in Lui la fame della corruzione, del potere e della ricchezza: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio”.

Che pur di modificare il Progetto originario, avrebbe escogitato di aggiungere piani alti alla costruzione perchè tutto il cantiere avesse più visibilità “Lo pose sul punto più alto del tempio”, e da lì potesse poi invitarlo a gettarsi giù “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”, sfidando ogni normativa sulla sicurezza, di cui il Progettista è l’Eterno garante.

Che pur di imporre la sua logica, fino alla fine, rilancia al ribasso e riapre il mercato: “Se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”.

Troppe parole, le classiche pronunciate da chi fa impresa, da chi vende e deve usare un linguaggio convincente e manipolatorio, che appartenga a testimonial affidabili.  Parole truccate, vestite di promesse, parole sensuali, parole…  Di quelle che nell’era del “mi serve veloce”, “dell’usa e getta”, “del tutto e subito” sono ancora un’assicurazione. Di quelle che in caso di incidente, o di sequestro del cantiere, alla fine, non rispondono mai. ti lasciano, sfinito, in mano alla burocrazia.

Il nostro caro impresario, che tutti i giorni partecipa alle gare d’appalto della nostra vita, e ogni giorno viene a farci visita in cantiere, tonico, pimpante, seducente, in agguato, ha forse dimenticato che il Progettista e il CapoMastro si conoscono da sempre, e che hanno messo su cantiere con lo Spirito Santo, direttore dei lavori, parecchi anni or sono.

Insieme fanno Dio: un Nome, una garanzia!

 

Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.

dal “Commento sui salmi” di sant’Agostino, vescovo (Salmo 60, 2-3; CCL 39, 766)

 

 

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2 pensieri su “Il deserto è un cantiere

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