Sii fango…

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camminare nel fango. l’idea già ci disturba, ci scomoda, ci disgusta. camminare nel fango ci fa venire voglia di cambiare qualche cosa, forse le scarpe; di pulire immediatamente qualche cosa, forse le suole, o meglio, gli incavi delle suole, dove il fango rimane incastrato.

e se il fango fosse la condizione presente di un nostro modo di vivere?

se penso al fango mi viene in mente la parola “impantanato”, qualcosa di sudicio che ti si appiccica addosso, qualcosa che ti intrappola, una cosa insopportabile. se penso al fango, mi vengono in mente le urla di mia madre che mi dice di riporre le scarpe in un angolo per non lasciare impronte per casa. quando vogliamo offendere pesantemente qualcuno lo paragoniamo al fango.

eppure all’inizio della Creazione,  il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen 2, 7). anche Gesù usò il fango per guarire un uomo cieco dalla nascita: “Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco” (Giovanni 9,6) e quell’uomo, lavatosi il fango nella piscina, tornò che ci vedeva…

da qualche tempo questa parola mi rimbomba in testa, questa materia informe mi attrae in modo misterioso. ieri giornata di cenere, oggi giornata di fango. in effetti, oggi, neanche l’avessi chiesto… piove. e basta osservare qualche angolo di marciapiede per trovarne abbastanza, nella mia città, di fango. per giorni ho pensato di andare a cercare un pò di fango e riempirmi la faccia. ho pensato a Bernadette. si, lei! quella bambina ignorante che viveva di pastorizia, il cui unico interesse era raccogliere la legna e prepararsi degnamente alla Comunione. non sapeva leggere, non sapeva scrivere, e in una normalissima mattina di un lontano 11 febbraio, là dove il canale dei mulini raggiunge il Gave, era andata con Toinette e Jeanne a raccogliere legna di sottobosco. e mentre cercava di scoprire dove l’acqua del mulino diventava fiume, si imbattè in una grotta. le sue compagne riuscirono a passare quel fiume dall’acqua gelata e poco accogliente; lei, piccola com’era, rimase indietro; e mentre cercava di togliersi le scarpe per la traversata, ebbe la visione di due piedi nudi di una Signora. Correva l’anno 1858, la vita di Bernadette cambiò per sempre. si, perchè “sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace” (Isaia 52,7). sono piedi nudi, sinceri, bianchi, puri abbelliti solo da due rose gialle. Bernadette fa esperienza di un vento inaspettato, improvviso, fa esperienza di Colei che chiamerà Aquero, “quella là”. Bernadette come Mosè: togliti i calzari perchè il luogo sul quale tu stai è una terra santa! (Es 3, 5)

credo che le nuove alleanze partano sempre così. inaspettate, sono un colpo di vento in una calda giornata di sole, a volte fanno paura, e quella paura nutre i dubbi e l’incredulità. le alleanze vere, soprattutto all’inizio, non ti chiedono mai di prendere ma sempre di dare, nella migliore delle ipotesi bisogna rinunciare a qualcosa e nella peggiore delle ipotesi bisogna rinunciare a qualcosa a cui si tiene tantissimo. Bernadette, classe 1844 -un padre arrestato e una madre apprensiva, un dramma familiare che coincide con la carestia dei raccolti in tutto il paese- non è diversa da quei ragazzi e ragazze di oggi che sentono il peso del fango attaccato alle suole, un peso inutile che però fa fatica a staccarsi, che rallenta la camminata e a volte ti fa accasciare.

solo che lei, Bernadette, invece di staccarselo di dosso il fango, ci si è immersa dentro. lo ha attraversato. ha capito che “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole, è ignobile e disprezzato” (1 Cor 1, 27-28), confermando ciò che Filippo scrive nel suo Vangelo apocrifo “La perla, se è gettata nel fango, non diventa di minor pregio”. ha imparato, davanti alla bellezza indescrivibile di quella donna dai piedi nudi, che Dio innalza gli umili e rovescia i potenti dai troni. che ironia imbattibile, quella di Dio! per renderti umile ti invia la Donna umile per antonomasia: “ha guardato l’umiltà della sua serva”. Lui ti mostra, attraverso una folata di vento leggero, ciò che ha sognato per te. e di generazione in generazione, continua a tessere quella storia di salvezza; continua a scegliere chi davvero può confondere i sapienti e i forti. Lui è Dio: parte dal fango e sa che al fango deve tornare; fantasioso matematico, a Lui i conti tornano sempre.

e se Bernadette avesse potuto ascoltare Jovanotti, sono sicura che anche lei avrebbe cantato: “io lo so che non sono sola anche quando sono sola, e rido e piango e mi fondo con il Cielo e con il Fango“.

perchè, caro lettore, il punto in cui si può sentire respirare Dio in noi è proprio quella fusione tra il Cielo e il fango.

è la saliva del Messia unita alla terra polverosa che ci guarisce;

è il nostro desiderio di essere quella terra polverosa,

è quell’humus che frantuma ogni istinto di autosufficienza e che inizia a desiderare di essere concimato da un agricoltore esperto,

è il desiderio di essere fango che attira e stabilisce il Cielo dentro di noi.

Sii fango, perchè sarai materia di una nuova creazione…

 

Elettra

 

Per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie! Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella!

(Santa Bernadette)

 

Oggi è la Madonna di Lourdes!

 

 

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